26/01/2008

mandorle

Si incontrarono sotto l'Albero. Quando erano ragazzini era il loro luogo di giochi preferito, vi trascorrevano intere giornate d'estate che sfumavano in placidi crepuscoli sulle onde sinuose dei campi, accarezzati dalla brezza proveniente da dove il sole s'inabissava in oceani d'oro. Fantasticavano di come sarebbe stato bello il futuro: pieno e soddisfacente come dondolarsi da un ramo per un pò e saltare a terra dopo aver collezionato, lassù in alto, i frutti migliori.
Incontrarsi là dopo tanto tempo era come rendere conto a loro stessi, bambini.
Fu il più alto a cominciare:
"Questa ingenuità che ci accomuna è candore che spiazza; può addirittura essere una crudele lama involontaria nei vortici incomprensibili dell'incomunicabilità. Ma è ancora più crudele infettare le proprie ferite con il rancore e la delusione di chi è stato pugnalato da chi aveva la propria incondizionata fiducia , è ingiusto gettare sterco su un candore che non ha ombre. E' imperdonabile, tremendamente egoistico distruggere una cattedrale d'innocenza e dedizione costruita nel silenzio degli anni perché si è trovato un mattoncino incrinato. Dovremmo dire grazie per averci così preparato alla crudeltà del mondo, per aver distrutto l'illusione di poter donare se stessi con gioia. Grazie di questa disillusione. Grazie di questa ferocia che ci riempe la bocca, che sazia questa fame che prima non conoscevamo. Ora sappiamo, che ogni nostro sentimento d'affetto e di pietà si fonda sulla tregua tra esseri sostanzialmente incomunicanti. Il resto è unicamente atroce guerra per se stessi."
di FormicaLogorroica | 26/01/2008
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