

sbattere violentemente sull'inevitabile e legittimo muro dell'irrazionalitÃ
07/09/2007
Robe qualunque
Insomma, godo proprio di una bella prospettiva da quassù. E' la mia altura, una tra le miliardi possibili. Esiste, solo nella mia testa. Forse. Chi può dirlo? E' proprio quando pensi che esista un filo dorato da seguire tra mille dedali per cui valga la pena lottare, un(a) fine in cui torni ogni tassello. Il lampo abbaglia la mente e tutto cambia forma. E' indescrivibile, il linguaggio è troppo limitato. Forse qualsiasi tipo di linguaggio lo sarebbe.Senza contare che io sono un mediocre. Ho costruito il mio dogma d'argilla. Una cosa certa è la spogliazione di qualsiasi solennità. So che niente è davvero importante, tutto mi si svela nella sua banalità più estrema. Queste parole. Persino lo stesso concetto/percezione di banale mi irrita per la sua banalità. E' una spirale senza fine, davvero seccante. C'è una specie di codice genetico che ci dice di proseguire avanti e di costruire impalcature a cui ancorarci come ostriche allo scoglio. Ho capito l'importanza relativa di ogni impalcatura, per questo so essere felice anche solo sedendomi in terra a guardare il pezzo di terreno che si apre sotto il mio campo visivo. Ne studio le irregolarità, cerco di ricondurle ad un'impalcatura razionale, ad una gabbia di categorie, è come un gioco, noto le varie pietre, la loro contabilità numerica, le divergenze in qualità, peso, forma, diametro, osservo piccoli insetti trascorre da un lato all'altro impegnati, o forse in cazzeggio, sicuramente qualcosa del genere, la polvere alzarsi in mulinelli, residui vegetali ed animali svolazzare, la luce cambiare insieme alla proiezione delle ombre, disegni a cui la mia mente attribuisce significati a diversi livelli. Potrei continuare. Chissà quanto. Tutto questo basta per rendermi immensamente felice. O triste. D'altronde devono essere due facce della stessa medaglia. Mi lascio andare ai pensieri. Sono pieni di parole di gente che sento affine. Sono così influenzabile. Cambierò idea? Tutto questo è l'impalcatura di base, credo. Il prodotto di secoli di riflessioni di certa umanità, forse, anche nell'ignoranza. Ecco, questo rozzo uomo è un prodotto di secoli di riflessioni di certa umanità. Un prodotto del suo tempo, ed alle spalle una storia di parole d'altri uomini. Penso ancora. Ho una buona dose d'istinto. Tanto istinto, quindi percezione innata priva di cultura. Credo che sia l'istinto che mi guidi perlopiù. La cultura mi serve ad esprimerlo ad altri esseri umani. Ho un imperativo genetico. Lo percepisco. Fini biologici precisi, meccanismi naturali che regolano tutti i nostri giochi. Il bello sta nel giocare. Nel soffrire, nel gioire, nello sciogliersi nei nomi che gli uomini hanno inventato, nell'abbandonarsi a questo sforzo narcisistico che sottende ogni parola, negli inganni costruiti incosciamente per una sorta di spirito di sopravvivenza. Ed ecco che allora il giocare acquista paradossalmente un senso. Improvvisamente il mio significato giace sul paradosso. Ma funziona! Forse meglio di qualsiasi altro dogma. Sono il più adatto alla vita. Forse meglio di voi.
di FormicaLogorroica | 07/09/2007
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