03/02/2007

dentro l'EP

                                 La Guerra delle Formiche
O delle canzoni della crescita,o del cambiamento,o del panta rei.                                                                 O del distacco,del disincanto,tipicamente post-moderno                                 
dove non sono più possibili eroi,né tragedie individuali,ma solo pacifiche       
guerre private in fieri
circondati con disillusione da una democrazia sfuggita di mano,da velocità   vertiginose,distanze annullate,opulento appiattimento anglo-bale,sparuta   fraternità globale e globale tragedia,fragili fondamenta di un mondo che si   crede invincibile.
Eccomi qua allora a partrecipare ai fasti della kosmopolis per scavare in realtà un cunicolo d'accesso alla kosmopolis "sotterranea",per cercare quella umana solidarietà universale in un originario spirito stoico.
La Guerra delle Formiche in questo senso potrebbe trascendere la prima,e più ovvia,chiave di lettura:racconto di transizione intimistico,tardo adolescenziale,da una genesi nell'innocenza delle speranze fino al desiderio di dimissione dalla realtà,e all'atrofizzazione della volontà nell'incomprensione di fondo del contingente,e poi forse di nuovo da capo.Sono perfettamente inserito qui in una fase "lirica" che dura da decenni e che vuole il proprio io messo a nudo e sondato,gridato,dissociato a protesta in linea con certa cultura punk-rock in senso lato che è divenuta parte integrante di giovani generazioni nell'Occidente industrializzato,ed in linea con certe poetiche novecentesche.Ma mi piacerebbe appunto trascendere questo che,in fondo,non è in linea con un bel niente se non con delle forme di "abusate parole" e modalità espressive che sembrano essere diventate stereotipi televisivi di massa;dolci,amare,nauseanti,splendidamente logore ed abusate parole,così inutili quanto necessarie in questo spirito d'animale umano in contraddizione perenne,come ricorda anche l'ispirazione cosmopolita congiunta al desiderio di dimissione dal mondo e terrigena palingenesi.Vorrei pensare che almeno in alcuni punti l'EP mi raccontasse in senso più ampio di un'umanità scomparsa,profondamente mutata,infine dimentica di sé e quindi disorientata nella sua enorme fiducia in sé stessa appena acquisita,e scoperta subito dopo così effimera.L'umanità delle persone che mi hanno preceduto e di quelle che sono tra questi alberi dove ci saranno edifici e deserto e questi edifici e deserto dove una volta c'erano alberi.
Ma solo pochi momenti dell'EP possono effettivamente,simbolicamente ascriversi a questa visione che è,senza dubbio,parte del sentire di ora,e non di quello le cui guerre private hanno disegnato melodiche architetture sugli squarci d'inverno esistenziale,solipsistico potremmo dire.
E' qualcosa su cui lavorerò,su cui sto lavorando,anche se la ragione,pur essendo mia amica,cede troppo il passo ad un fluire emotivo eccessivamente irrazionale e destrutturato.

La Guerra delle Formiche EP
Nasci
cresci
spaventati
chiuditi in te stesso
congelati in diafane gemme d'immoto
perpetua la ribellione dell'Inverno che a sua volta ti imprigiona

spezza l'incanto...

pacifiche guerre private(in fieri?)

consapevoli che nel postmoderno si deve venerazione e laurea d'artista
a chi usa parole misteriose per costruire il suo miti su voragini di Niente
...
anche loro potrebbero essere così
smascherale e comunicagli
la loro soggezione all'inganno
affinché sappiano di non sapere,
se veramente è così,
e smontino mitologie e cattedrali
di tronfia e finta esperienza umana,di tecnicismi,di poeti laureati
con semplice merda di gallina,putrido fango
e pane abbrusticato sulla brace. di FormicaLogorroica | 03/02/2007
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