02/09/2006

Roverelle dalle punte d'argento

E' notte,ho fame,ho sonno(com'è normale d'altronde).Ascolto Crisalide a rota.Matteo mi ci ha messo un pianoforte stupendo,credo che non appesantirò troppo il pezzo con chitarre ed orpelli per non rovinare la sobria bellezza del suono del piano.Si sentono gli scricchiolii del seggiolino ed i martelletti picchiare le note,lievemente.Tutto questo dà un colore vivo alle note,nonostante il fruscio di sottofondo che credo sia dovuto a diversi fattori:
1)le controfasi della ripresa stereo che probabilmente si mangiano qualcosa perché non avrò posizionato bene i microfoni ad XY,ma d'altronde era la prima volta in vita mia che facevo una cosa simile
2)i panoramici de merda con cui ho carpito il suono
3)l'isolamento acustico zero del piano immerso in una stanza enorme semivuota
4)fattori ovvi sconosciuti alla mente di un povero ignorante presunto musicista figuriamoci tecnico/fonico

c'è stato un gran botto dietro di me, forse fantasmi ancora,o folletti dispettosi della razza di quelli che ti nascondono le cose.Non so cos'è caduto,forse sono caduto io dal sonno e non me ne sono accorto.Forse sto sognando di scrivere su questo blog,non è vero nulla.Vorrà dire che domattina tornerò a controllare,e se ci sarà scritto effettivamente questo vorrà dire che il sogno ha provocato effetti concreti nella realtà come accade in Nightmare.
Oggi ho scattato dentro di me la foto di un bellissimo scorcio rubato al cielo luminoso e cristallino della fine d'estate:la catena Cimina coperta dai boschi ancora verdi stendersi dalla Palanzana fino al sovrastantte monte Fogliano,sullo sfondo di una campagna dorata difesa da antichissime torri d'ulivi di legno dai tronchi intrecciati e scuri,possenti come fossero tante braccia della terra su cui terminavano dita di fronde lanceolate color smeraldo.Il vento era tiepido,non umido,sorridente.Passeggiavo tra le roverelle sopra il casale per riposarmi soddisfatto dopo la registrazione della chitarra principale di "Questo mi disse il Nord".Sono rimasto a fissare per un pò rischiando di fondermi con quello scenario.
La foto dello scenario non ve la metto,primo perché dovete ridipingerlo in mente altrimenti la descrizione verbale sarà stata inutile,secondo perché la mia foto non è composta né di pixel né di pellicola impressionata dalla luce ma di una materia molto più sottile con cui l'ho interiorizzata.Scriverne quindi è l'unico modo per condividerla e trasmetterla come per via modem o fax.Ecco perché,per fortuna,esisteranno sempre i libri.
D'altronde,vi immaginate a leggere a letto col vostro Ibook del cacchio o su un Ipod o qualsiasi altro schermo ammazza occhi od accrocco scomodo che necessita inoltre di un'alimentazione?
In compenso metto una foto di me molto sicuro semifuso con la natura di Vulci.Scattata su pellicola fotoimpressionabile e tramutata magicamente in pixel itineranti per il mondo da Livia. di FormicaLogorroica | 02/09/2006
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