24/04/2007

generazioni

Giorni fa si è suicidato a Viterbo un trentenne che ha vissuto la sua adolescenza nella mia stessa via a Cura di Vetralla.E' il quarto suicidio in una decina d'anni che ha relazione con la mia via(gli altri tre sono avvenuti proprio di fronte alla finestra che è a destra del pc su cui scrivo,là dove si vedono le case popolari),senza contare qualche altro che riguarda Vetralla in genere.Ricordo quando ero piccolo,stavo dormendo di prima mattina una domenica,un boato gigantesco.Fumo nero lassù in alto,dalle finestre:il vecchio Napoleone si era fatto saltare in aria con il gas.E non è stato un incidente.
Solo qualche anno più tardi,i bambini facevano a gara a riportare i particolari splatter  del volo d'angelo della Baldina.E molte storie ancora del genere,"lavate" dal pettegolezzo di paese o rimaste terribilmente nella memoria di chi ci si è trovato in mezzo.
Mi domando in quale cavolo di posto sono cresciuto,seppur protetto da un nido solido,quanto possa incidere noia,disagio,disoccupazione,isolamento.Mi rivengono in mente tutti i miei amici d'infanzia:molti abitavano ed abitano là,alle case popolari.Molti di questi avevano probemi di carattere familiare che già intuivo.Altri erano dichiaratamente dei disagiati sociali le cui famiglie vivevano di sussidi.Crescere per loro era giocare a pallone tra le erbacce del parco comunale dove si poteva incontrare qualche tossico,evitare le botte del padre ubriacone,essere presi in giro dai bambini "puliti" perché la tua famiglia aveva la nomèa di "zozzona".Ed essere discriminati dagli inquilini del nostro palazzo d'"élite",poiché non volevano che io ed altri miei amici del condominio li facessimo entrare nel cortile.Nella nostra inconsapevolezza infantile eravamo in un certo senso nel giusto,e perseveravamo a giocare con loro che bestemmiavano e contraddicevano tutte le regole della buona educazione che le nostre famiglie(più o meno illuminate)ci avevano impartito.Il capo condomino era lo stronzo nemico numero uno per noi,e come avevamo visto fare dai nostri amici discriminati,gli pisciavamo sulla macchina a volte.
E poi c'erano i compagni di buona famiglia delle elementari,con cui non ho mai legato più di tanto,e quelli delle medie che erano perlopiù vandali distruttori figli di contadini ed allevatori che non avevano mai messo piede fuori dal loro campo.
I disagiati ed i figli di contadini crescendo sono diventati quasi tutti disoccupati o militari,i più fortunati(pochi) sono a loro volta contadini e ,tra questi,quelli che sapevano coniugare l'attività distruttiva(quasi un' incosapevole ed agreste versione del punk)  con una certa manualità tramandata da generazioni di sapere popolare hanno un'officina per auto o qualcosa del genere.
I compagni delle elementari invece sono cresciuti contando sulle sedie del bar le macchine che passavano sulla Cassia,aspettando le partite dopo la messa della Domenica,frequentando un buon liceo e poi l'Università,chi più lontano chi meno,e stanno per immettersi nella lunga coda fatta di disoccupazione e precarietà,come le generazioni che oggi hanno 25-30 gli possono ben ricordare.
Vetralla è un paese non piccolo,di gente mite,tutto sommato benestante.Ed un alto tasso di suicidi.Ci sono sacche di disagio da sempre,come ho sottolineato sopra,ma il fenomeno comprende tutti,anche figli di commercianti e persone socialmente e culturalmente benestanti.
Non c'è bisogno che elenchi altri particolari.Prendete Vetralla,o anche Viterbo, come una piccola Springfield d'Italia.
Le nostre generazioni sono state prese e vengono tuttora prese per i fondelli.Ma non abbiamo più l'energia utopistica e la rabbia del '68.Semmai,dei cervelli atrofizzati ed ovattati ad ogni livello.La maggioranza in fondo,come me,è cresciuta bene,protetta e fiduciosa nel futuro.Ed ora eccoci qui,presi per il culo e svuotati della forza di indignarci.Narcotizzati.Siamo forse il prodotto peggiore di questi anni,di quest' Italia che assomiglia sempre più ad un riflesso ritardato d'America.
In questi giorni sto lavorando molto per scrivere un articolo su un giornale in cui scrivo sul problema della mefitica riconversione a carbone della centrale di Civitavecchia,problema serio e di urgenza non solo provinciale,ma nazionale e che si inserisce in una questione MONDIALE.A Tarquinia c'è gente che sta facendo da 27 giorni lo sciopero della fame per questo,li ho intervistati proprio oggi con i miei amici Roberto e Fabrizio,attivista del movimenti di protesta.Ma gli abitanti della provincia,i miei compaesani.i miei coetanei,peggio ancora....non ne sanno nulla.Oppure non gliene frega un cazzo.
Da queste cose è nata la mia riflessione
di FormicaLogorroica at 20:03:00 1 Commento