27/11/2006

Leggete un pò di più cazzo

L’Etranger di Albert Camus(1913-1960),esponente dell’esistenzialismo francese insieme a Sartre,vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1957.
Camus esplicò mirabilmente la sua ricerca filosofica nella sua arte. Nello Straniero troviamo elementi chiave dell’esistenzialismo,nella loro forma più negativa. La verità dell’essere e del sentire è raggiunta attraverso un processo di disvelamento dell’assurdità intrinseca alla vita ed al mondo che ci circonda,con tutto ciò che vi accade. L’uomo è isolato nel suo soggettivismo,”straniero” a tutto e a tutti,diviso da una barriera di lucida ed estrema razionalità dall’insensatezza del mondo e dell’esistenza che lui può osservare,estraneo,e vivere nella più tranquilla serenità dell’indifferenza.
“E’ una verità ancora negativa”,scrisse Camus in una prefazione per un’edizione americana dello Straniero,”senza la quale però nessuna conquista di sé e del mondo sarà mai possibile”.
Lo straniero in questione è Mersault,un modesto impiegato algerino che vive in uno stato di completa atonia,imperturbabilità,indifferenza e distacco dal mondo e da sé stesso. Lo incontriamo mentre partecipa estraneo alla veglia ed ai funerali dell’anziana madre morta. Dettagli apparentemente insignificanti, ma che colgono l’essenza del reale contro sentimenti ed azioni che ci si aspetterebbe,ma che non avrebbero nessun significato vero per Mersault, dominano la narrazione in prima persona(“Due calabroni ronzavano contro la vetrata ed io mi sentivo vincere dal sonno”,”Il cielo era pieno di sole[…].Avevo caldo sotto i miei vestiti scuri” ). Subito dopo quest’ inizio,la vita di Mersault scorre normalmente come in ogni altro giorno,serena e placida,ma dominata dalla sensazione del “per me era lo stesso”: essere amico dell’ambiguo vicino di casa Raimondo,sposare o no Maria, trasferirsi a lavorare e vivere da Algeri a Parigi. Lo stesso problema si pone a Mersault in una spiaggia,dopo una scaramuccia per una questione di donne con degli arabi incontrati per caso : Mersault si ritrova senza una ragione precisa con una rivoltella in mano , il sole e luce lo stordiscono e lo accecano come quel giorno al funerale di sua madre , la lama del coltello dell’arabo sulle difensive balena colpendogli la fronte. Può voltarsi ed andarsene,o sparare.(”Whatever I choose it amounts to the same,absolutely nothing”, sintetizza efficacemente Robert Smith nella canzone “Killing an arab dei Cure,una riflessione sul romanzo e su questo momento topico).Mersault spara. E poi ancora,4 volte,sul corpo ormai inerme ed inanimato dell’arabo. Il delitto è consumato,senza un vero perché. Non si sa come .La destrutturazione del reale nell’”assurdo”, iniziata da Pirandello , è qui ormai completata e troverà piena esplicazione di lì a poco in Camus nel “Mito di Sisifo”. Quello che segue è per Mersault del tutto logico e,in fin dei conti,indifferente. ( “Dal momento che si muore,come e quando non importa,è evidente[…]Ero colpevole,pagavo,non si poteva chiedermi nulla di più “.).Sarà processato e condannato a morte. In questo trova la serenità e l’accettazione del suo destino osservando ,come se fosse del tutto al di sopra,la società con i suoi codici etici affannarsi a trovare ragioni al suo gesto, dipingendolo come un mostro dalla malvagità assoluta( ha mandato sua madre in ospizio e non ha pianto ai suoi funerali,subito dopo ha continuato la vita di sempre come se  nulla fosse accaduto). Quando gli si chiede perché abbia sparato  : “Ho detto molto in fretta,rendendomi conto di quanto ero ridicolo,che era stato a causa del sole”  .
La domanda di grazia : un ultimo sussulto  d’attaccamento alla vita che lo tormenta e che riesce a placare con la sua razionalità lucida,che non lascia scampo (“Calcolavo gli effetti ed ottenevo dalle mie riflessioni il miglior rendimento. Partivo sempre dalla supposizione peggiore : la domanda era respinta. ‘Ebbene,allora morrò’ . Più presto che molti altri,evidentemente. Ma tutti sanno che la vita non vale la pena di esser vissuta, e in fondo non ignoravo che importa poco morire a trent’anni oppure a settanta quando si sa bene che in tutt’ e due i casi altri uomini ed altre donne vivranno e questo per migliaia di anni”).
In ultimo il prete,la cui visita egli ripetutamente rifiuta,entra a turbargli ancora quello stato di grazia raggiunto,con il suo Dio e le sue speranze assolute ed eterne : Mersault esplode con tutto il suo fastidio e la sua indifferenza( “Nessuna delle sue certezze valeva un capello di donna. Non era nemmeno sicuro di essere in vita dato che viveva come un morto. Io,  pareva che avessi le mani vuote. Ma ero sicuro di me,  sicuro di tutto,più sicuro di lui,sicuro della mia vita e di questa morte che stava per venire. Si, non avevo che questo. Ma perlomeno avevo in mano questa verità così come essa aveva in mano me”). Il prete se ne va,in lacrime, e Mersault ritrova la calma,prossimo alla morte,”pronto a rivivere tutto”,nella “dolce indifferenza del mondo”).
Lo Straniero è uno dei massimi capolavori della letteratura del novecento. Quello che Camus arriva qui a definire sarà poi teorizzato nel “Mito di Sisifo” ed arricchito di nuove prospettive,più “positive” e meno solipsistiche,nel saggio “L’uomo in rivolta” e nella “Peste”.
Da ricordare,oltre alla già citata canzone “Killing an Arab” dei Cure (contenuta nell’album “Boys don’t cry”,1979), il film “Lo Straniero” diretto da Luchino Visconti con Marcello Mastroianni (1967).
di FormicaLogorroica at 16:34:00 10 Commenti

20/11/2006

LA GUERRA DELLE FORMICHE

Quasi nessuno legge questo blog,ma come valvola di sfogo va bene lo stesso.Mi hanno consegnato il master dopo lunga attesa.Finalmente dunque, "quiete".Questa serata è stata nervosa perché non ho potuto accomodarmi rilassato in poltrona ad ascoltarmelo come avrei voluto.C'è stata tutta una serie di piccole incombenze fastidiose come l'ortica.Ancora non ho ascoltato tutto il lavoro,anzi lo sto ascoltando proprio mentre scrivo.Ecco,ci sono delle chiusure che non sono esattamente come le avrei volute io.Che cazzo,è sempre colpa della mancanza di tempo maledetto.Tutto spinge un pò di più,i bassi si fanno sentire.Questo è molto molto buono.I miei missaggi hanno lasciato certe batterie un pò sacrificate.Avrei potuto fare meglio.Ma il tempo ed i soldi si negano inesorabilmente.Guardate quanto tempo è passato solo per arrivare a questo cd.Un sacco.Domani comincerò a fare le prime copie ufficiali e a diffonderlo seriamente su internet.E' un promo-album INTERAMENTE autoprodotto.Comincerò anche a comporre la seconda parte dell'opera,che voglio completamente destrutturata.Niente di originale,ma non suonerà così melodica,pop e "normale" come questa prima parte.Voglio una serie di chitarre pesantissime e dilaniate,distorsioni e groove al limite tra l'hardcore e il thrash metal ,tutto ribassato il più possibile;nessuna "struttura canzone" ,anzi nessuna canzone proprio:solo una serie di rumori-riff significativi e motivi erranti,voci urlanti e deliranti,forse declamazioni aediche in greco antico,nessun canto,deformazioni digitali,rumoracci di oggetti quotidiani,due batterie almeno in percussioni isteriche e canonicamente ritmiche solo nei pezzi più punk ed hardcore.Forse solo un cuore melodico da una ninna nanna vetrallese,ed il resto follia lucida ed allucinata densa di significati.Ormai dovrei essere più bravo con cubase.Potrei riuscire ad aumentare la qualità.Ma se trovassi un fonico disposto a collaborare con me nei miei tempi sarebbe ottimo.Altrimenti,tutto dipende sempre dai soldi.Che palle.Per quanto riguarda suonare dal vivo,mi ritrovo ancora pressoché solo.Qualcuno potrebbe non credere ciò esatto visto che in questo disco ci sono bravissimi amici-musicisti che mi hanno prestato le loro maestranze.Ma se lo dico ho delle ragioni più che valide, che non mi va di esporre adesso.Ci vorrebbe un post a parte.Quindi fidatevi.E' tutto sempre un casino.Evvai.Non so suonare.Quella là in alto è la proto-copertina.Per quella ringrazio tantissimo Livia,ed anche per le voci prestate.Ringrazio moltissimo Alessandro Stefanoni che mi ha fatto il master con molta disponbilità e gentilezza.Ed ancora,Matteo ed il suo piano(la cosa più bella del disco) e Massimiliano con le impeccabili batterie deep purple che hanno dato senso a quei quattro accordi sbilenchi. Cosa sarà  di sta piccola cosa non so,però grazie infinite davvero.
"Stretti affondiamo in alto più in là"
di FormicaLogorroica at 00:22:00 3 Commenti

10/11/2006

Killing an Arab

A proposito dello Straniero di Camus,pare che in giro ci sia gente che considera Killing an Arab dei Cure una canzone che istiga al razzismo contro gli arabi.Tanto può l'ignoranza.
di FormicaLogorroica at 13:19:00 1 Commento

08/11/2006

Niente più che esistere

La serenità di questo giorno è totale.Livia è partita alle 5 di questa mattina per Parigi.Stavamo nella nostra stanza di Roma,si è svegliata,mi sono svegliato,ci siamo salutati davanti alla porta dell'ascensore che si chiudeva mentre io me ne stavo dritto come un'ombra quieta ed un pò malinconica.Sono tornato a dormire.Quando mi sono ridestato lei era già a Pigalle.Ho pensato a tutto quello che si poteva fare nel tempo di una regolare dormita e mi ha fatto caso.E' sorto un giorno pigro e sereno,tiepido.Il gatto era sul cuscino,io mi sono messo ad aggiungere qualcosa al sito di SubTerra.Poi anche Dario si è svegliato,abbiamo mangiato assieme in due tempi,abbiamo preso il caffè discorrendo tranquillamente.Quindi sono partito per tornare a Vetralla;durante il viaggio che è volato rapido ho letto "Lo Straniero" di Camus.Certe letture arrivano come predestinate da una volontà onniscente e benevola.Avevo proprio bisogno di calarmi in quell'indifferenza pacata di tutto,in quella luce mediterranea che rende ogni cosa netta,ditinta,senza ombre,una lucidità estrema,ogni dettaglio in spicco.L'esitenza e nulla più.Avevo proprio bisogno di questo.
di FormicaLogorroica at 19:58:00 Commenta:

07/11/2006

Da Vetralla a Londra

Ho scritto il primo articolo di Sub Terra.E' dedicato alla vittoria dei Nuumak,si legge su subterra.blog.dada.net.Lo metto anche qui.E' stata una sorpresa ed una gioia grandissime.Sono contento per loro:per Manolo e Marco,che dal mio stesso minuscolo ed infimo paese hanno lavorato anni ed anni ed attraversato infinite delusioni simili alle mie,fin da quando con Marco mettemmo su il nostro primo gruppo(i Criminal Asylum);per i due Fabrizietti che sono delle persone squisite e di un'umiltà pari alla loro bravura;per Bruno che ha contribuito in dose massiccia a questo successo,tecnico e musicista preparatissimo edi una gentilezza infinita.Hanno tutte le carte in regola per farcela.
 Da Vetralla a Londra,siete grandi!

LONDON CALLING NUUMAK

"Da Viterbo,i Nuumak salgono la vetta nazionale del "Global battle of the bands" al Kindergarten di Bologna.Londra chiama."

Non breve il viaggio in furgone con la band,molte le deviazioni per raccogliere amici e sostenitori sparsi un pò qua ed un pò là per L'Italia lungo il percorso.Tutto per un quarto d'ora di live adrenalinico,comunque vada.Già vincitori su sei gruppi della serata al Traffic di Roma del concorso internazionale "Global battle of the bands",che ha visto sfidarsi per l'Italia più di 50 formazioni in numerose serate in giro per il nostro paese,sono diretti alla finale nazionale del Kindergarten di Bologna.Il locale è un ampio ambiente ricavato da quella che si intuisce dovesse essere una fabbrica,di cosa non si sa.Robert Smith,Syd Vicious,David Bowie ed altri illustri personaggi ti accolgono all'interno salutandoti calorosamente da 2 metri x 4 di stampe a colori  appese ai muri ed alle ampie vetrate  ,ingrigite dalla Bologna industriale che si snoda tutt'attorno.I cessi sono belli,decorati di una accesa estetica indie-punk,hanno persino il bidet.Fantastico.La bionda e vispa fonica sta sudando dietro la console per il check degli House of Shakira,una sorta di Europe/Bon Jovi borchiati  e boccoluti,dalla Svezia.Saranno il gruppo della serata,ma prima tocca alle 8 bands in lizza  per la sfida finale di Londra.
Perché l'organizzazione di questi concorsi,nonostante l'apparente bontà degli scopi(tra cui  vi sono inevitabilmente anche i locali che devono tirar su pubblico),sembra voler fare di tutto  per mettere tecnicamente in difficoltà i concorrenti è un mistero..Otto gruppi,appena tre canzoni a testa(un quarto d'ora scarso) e niente sound check.Che se vogliamo fare un paragone,è  quasi come chiedere a Valentino Rossi di portare la moto bendato.Sic stantibus rebus,la posta in gioco è comunque appetibile e la possibilità di esibirsi a Bologna è stata già una vittoria e l'occasione di fare una bella esperienza.Il primo gruppo che compare nel gabbione che cinge il palco del Kindergarten ha sonorità e look new-wave,tra gli Smiths ed i contemporanei Interpol,ed una forte vena elettro-pop.Non sono niente male,e la batteria elettronica offre quadrature precise ed interessanti.I secondi,ben più anziani,propongono un blues-hard rock di stampo "sudista" con tanto di cappelli da gringo.Godibile,ed anche entusiasmante sarebbe se all'uscita del locale trovassimo il cielo sempre blu d'Alabama e non l'umida notte industriale di Bologna.I Nuumak arrivano per terzi.Si presentano come sempre ricordando negli abiti i cenobiti infernali di Hellaraiser
.Perfetto costume per una ben ponderata e solida architettura musicale.Inizialmente ci sono problemi,la testata toccata in sorte a Manolo ( voce-chitarra) non vuole farsi sentire ed i musicisti  danno segno alla bionda-fonica che sul palco è l'entropia dei suoni.Inevitabile,come si spiegava sopra.Ma l'energia e la voglia di suonare c'è,anche al buio,ed i Nuumak mostrano la loro massiccia tempra tirando fuori un sound granitico,vero metallo duro ed arcigno accompagnato  dall'impatto visivo del chitarrista-colosso Marco in pieno head-banging e dal canto melodico alternato al growl ruvido e rabbioso di Manolo,la cui immagine a tratti ricorda l'urlo dell'angelo incatenato di St.Anger dei Metallica.Molto suggestivo.Il basso sfuma lo zoccolo duro con vene dark senza spostare il baricentro grave(basso a 5 corde,chitarre a 7 corde) mentre il sintetizzatore di Bruno e gli altri suoni sintetici,che in maniera alternata assumono le chitarre,aprono orizzonti melodici ed aperture avvolgenti anche nelle esplosioni più veementi.Fondamento di questo muro una batteria solida e precisissima,a sugellare un sound ed un'attitudine matura,un dark/death/nu metal tra le cui influenze possiamo riconoscere Korn,System of a Down,Slipknot,le ferraglie post-industriali abbandonate sotto i tratti più decadenti delle mura medievali di Viterbo e l'eye liner di Robert Smith.Ai Nuumak,
seguono dei buoni indie-rocker che sembrano richiamare i nostrani WinterBeachDisco,poi un gruppo che sembra una versione quasi metal e sinceramente insopportabile dei Litfiba di "Terremoto",anche se tecnicamente mostruosi,un trio metal-crossover incazzatissimo e gasatissimo ma poco convincente,un buon gruppo rock forse un pò incolore ed uno simil- Pearl Jam .
Segue ancora il concerto dei capelluti House of Shakira,dei professionisti assolutamente fuori tempo ma divertenti e coinvolgenti.
Alla fine,il buonsenso diche che i candidati in lotta non possano essere altri che gli Oranjet(l'elettro-pop/new wave),i Nuumak e gli indie-rockers.Il timore dell'iniquo sistema di votazione del pubblico,su cui si sono parzialmente basate le altre serate,si rivela infondato e la giuria preposta dimostra di giudicare rettamente,svelando la classifica dagli ultimi ai primi:in cima restano i gruppi che sembravano oggettivamente i migliori.La lista si assottiglia sempre più finché non restano gli Oranjet ed i Nuumak.
Incredulità,attesa,sgomento,sorrisi beffardi,speranza;orecchie attappate a non voler sentire,mani scaramantiche,mani madide di freddo sudore.I Nuumak sono vincitori.La gioia esplode inattesa.Viterbo rappresenterà l'Italia contro il resto del mondo nelle serate di Londra.Tenete d'occhio questo gruppo peché non è per nulla poco quello che è riuscito a fare.

Formazione:
Deiana Manolo (Chitarra - Voce)
D'Eletto Fabrizio (Basso)
Di Martino Fabrizio (Batteria)
Ronconi Marco (Chitarra)




di FormicaLogorroica at 16:22:00 2 Commenti

06/11/2006

Il cantuccio di un furgone

E' stato ed è tutto molto bello.I Nuumak sono risultati vincitori al Kindergarten di Bologna e rappresenteranno l'Italia nelle finali di Londra.Io li ho seguiti nel loro furgone,li ho sbirciati,osservati,studiati.Li ho sostenuti perché quando vedi un gruppo che è veramente un Gruppo,e per di più di amici tuoi, non puoi farne a meno.Ed ho partecipato sinceramente della gioia che aumentava man mano che si assottigliava la lista della graduatoria,fino a che loro non sono rimasti soli là in alto e da sempre più probabili candidati hanno ricevuto la conferma di Band eletta per il viaggio in terra d'Albione.Questo è stata loro prima trasferta con il furgone appena acquistato,simbolo e mobile dimora del loro saldo spirito di gruppo ed affiatamento.Questa è stata la cosa più bella:la voglia di suonare a tutti i costi,percorrere centinaia di chilometri pur sapendo che il tempo concesso sarà pochissimo,l'attenzione tecnica nulla,un rimborso spese inesistente.Ed essere sereni e tranquilli,felici di condividere quest'esperienza da musicisti ed amici comunque vada.Momenti per cui vale la pena vivere,premio di sacrifici e speranze.Comunque vada.Mi trovavo lì e non sapevo cosa dire.Li ho abbracciati,poi mi sono fatto in disparte.A riempirmi gli occhi della loro gioia.A sentire quasi che avevo suonato io e finalmente avevo una rivalsa,per tutta la fatica di una vita musicale in un paese chiuso,con il peso della strumentazione,le ore ed ore a spaccarti mani e timpani,viaggi chiuso nel portabagagli,locali sfruttatori,gente del malaugurio,corvacci,teste di cazzo che ti ostacolano in ogni modo,buche su buche,sacrifici,soldi su soldi...per tutte le ore passate ai giardinetti a fantasticare di viaggi col furgone,di esperienze internazionali,di firme sui muri nei backstage...noi,che siamo cresciuti insieme tra le quattro mura dei giardinetti,abbiamo raggiunto un obiettivo proprio fico...
ero lì e condividevo senza ipocrisie una tale gioia.Ero lì ed ero "invidioso".Per tutta questa alchimia così misteriosa da ottenere.Ed io non l'ho.Anche questo è umano.Ma era del tutto benevolo.
non li ho intervistati,non c'è stato tempo,ma sarà per quando uscirà il disco.
Inutile dire della mia solitudine nonstante gli sforzi titanici.Ormai mi ha dato talmente noia che non risulto più solo patetico ma anche nauseante.Quindi non importa.Sono tranquillo.E felicissimo per loro.
Però sono stato stronzo in passato.E chiederò scusa ad uno per uno.Uscirà il mio demo,anche solo domani forse comincerò a pubblicarlo su myspace,e qualcosa succederà.Sono stanco,scrivo male,non so bene quel che scrivo.E' tutto sempre un casino e spero che i miei amici restino dove sono.Mi piace la musica,credo nella musica,anche nella mia.Senza assolutismi ed iperboli artificiose.La musica è una cosa bella.Punto.Che palle questo.Mi gira la testa,devo andare a dormire.Sono stanchissimo.Ho voglia di fare qualcosa,di non starmene con le mani in mano.Mi sembra di starmene con le mani in mano.Scriverò una recensione per Sub Terra e finalmente si avvierà il Tutto, lieve come passi di formica.Sono troppo contorto ed umanista.Sono stanchissimo...
di FormicaLogorroica at 22:02:00 Commenta:

02/11/2006

Sub Terra e Daydream Nation

Tra non molto io e Livia faremo uscire il nostro piccolo foglio,Sub Terra, dedicato alla musica indipendente della Tuscia e non solo.Ho già ricevuto un'intervista dagli Shoreborn e questo weekend dovrei seguire a Bologna i Nuumak per intervistarli e fare da claque.Intanto ho scritto una piccola recensione per lo spazio che si occupa dei dischi fondamentali dell'indie.Non è difficile quando ti trovi a dover parlare quando e come ti pare a te di dischi che ti piacciono un casino,ma mi sono contenuto da logorree deliranti ed emotive per attenermi ad una descrizione più canonica e divulgativa(in linea con lo spirito del foglio).Questo non vuol dire che mi risparmierò da vomiti d'inchiostro schizoidi.Ecco un anticipo:
" Questa rubrica si apre con il disco che le dà il titolo:Daydream Nation(1988),il capolavoro dei dinosauri newyorkesi dell'indie;figli prediletti della no-wave,eredi dei baccanali strumentali dei loro conterranei Velvet Underground e fedeli all'etica dissacrante e nichilista del punk,i Sonic Youth si imposero ad un vasto pubblico e cominciarono ad entrare nell'orbita mainstream dopo la pubblicazione di questo doppio album(il sesto).
Daydream Nation,il sogno americano visto dall'altra parte,in cui si scorgono allucinati inferni metropolitani,tetro disagio esistenziale,lisergici degradi psichici,anime alienate e dissociate ma non per questo meno attive:"I wanted to know the exact dimensions of hell",canta(?) algida Kim Gordon in "The Sprawl".
Daydream Nation,distacco nichilistico e dura critica sociale,dove l'avant-garde rumoristico delle precedenti esperienze si fonde con una cristallina sensibilità per la forma-canzone pop/rock in un equilibrio perfetto.Fin dall'inizio,"Tennage Riot" mostra trame di rumore sinfonico,accordature aperte ed una devastante energia punk rock che rende questo incipit un vero inno di protesta.I brani si alternano in sequenze musica-rumore-musica delineando successivamente,tra percussività ritmiche ossessive e taglienti riffs("Cross the Breeze","The Sprawl") complessi e compatti muri sonori eretti da vorticose e mirabili dissonanze di chitarre esasperate che sfociano in vere e proprie cavalcate noise isteriche ed avvolgenti("Silver Rocket","Rain King" su tutte) che non mancano mai di sfumare in disincanate destrutturazioni (nella trilogia finale:"The Wonder","Hyperstation") o in riprese sbafate del tema principale ("Total Trash",le ballate garage-rock "Eric's Trip" e "Hey Joni").Ma è nella voce atona,persa e gelida delle litanie di Kim Gordon ed in particolare nei furiosi e lancinanti fendenti chitarristici ("Kissability") e nella violenza punk-hardcore(l'ultimo episodio della trilogia finale,"Eliminator Jr") che il Chaos Sonico raggiunge un'incisività massacrante ed inonda il cervello della sua armonia."Candle" è il singolo che si pianta in testa e si fa paradigma degli ingredienti che hanno reso i Sonic Youth  un gruppo fondamentale e tra i più imitati nell'indie degli ultimi 20 anni,mentre "Providence"  è un breve ed evocativo divertissement sperimentale che vede Thurston suonare il pianoforte(registrato con un walkman) in un'atmosfera da temporale atlantico.Appartenenti alla New York della contro-cultura intellettuale e delle gallerie d'arte d'avanguardia,la Gioventù Sonica ama disseminare tra le sue acide jam colte citazioni( "The Sprawl" si riferisce agli inqiuetanti scenari futuristici dello scrittore cyberpunk William Gibson,mentre "Eric's Trip" è ispirata da un monologo all'LSD del film "Chelsea Girls" di Andy Warhol).
I Sonic Youth hanno continuato fino ad oggi a seviziare gli strumenti dilaniando ogni confine sonoro in maniera sempre un pò diversa ad ogni tappa della loro lunga carriera,ma restando comunque fedeli ai dettami tracciati in quest'opera.In ogni storia dell'uomo esistono degli spartiacque che non possono essere ignorati se si vuole comprendere bene la situazione del presente.I Sonic Youth e Daydream Nation sono uno di quelli."
di FormicaLogorroica at 16:55:00 Commenta: