27/10/2006
Nuumak a Bologna
Ieri sera i Nuumak (band death/nu-metal per metà di Vetralla,per l'altra di Viterbo) hanno vinto la serata di un concorso per band al Traffic di Roma.Ora andranno a Bologna per partecipare alla finale e mi piacerebbe molto seguirli e fare da cronista.Sono molto contento di tutto ciò perché questi ragazzi sono riusciti a costruire un vero gruppo,tenuto insieme da forti legami di amicizia e passione e con un'attitudine decisamente professionale.Intorno a loro c'è una schiera di amici e sostenitori che sono trasportati dal loro entusiasmo,e tutto questo è veramente molto bello.Una cosa del genere è molto rara,specialI mente dalle nostre parti,e mi rallegra anche il fatto che possano uscire di qui e farsi conoscere.In più,sono amici che conosco da una vita e con alcuni dei quali ho condiviso anche progetti ed impegni.D'altra parte mi sorge chiaro il contrasto della mia solitudine e di tutte queste cose che avrei voluto avere anch'io.Circostanze ed errori,finora non mi è stato possibile.E' molto probabile che tutto ciò si trasformi in qualcosa di completamente nuovo ed autosufficente,qualcosa che mi permetta di continuare a strimpellare come mi piace tanto.Frattanto il disco è in fase di mastering ed anche lì ci sono noie,com'è normale.Le voci sono sempre l'anello debole,credo.Peccato;ma non sarà sempre così.E poi,non ho raccolto ancora nessun commento esterno,quasi.Quindi non so proprio come possa suonare questo lavoro.Io non so niente.Però mi sto domandando quanto costa una loop station,e chi può e vuole intendere intenda...
20/10/2006
II. Anti-Siae/alternativa alla SIAE per il diritto d'autore
"1.COPYZERO: ALL RIGHTS DIGITALIZED di Maria MolinariIl Movimento Costozero è un'associazione senza fini di lucro che si batte per la gratuità del diritto alla comunicazione, considerata fonte di reale sviluppo. Sostiene l'informazione gratuita e l'accesso gratuito ai mezzi di informazione, la diffusione dell'open content e l'adozione del software libero nella pubblica amministrazione, nelle aziende, nelle associazioni, nelle scuole, nelle università e nella ricerca scientifica. Tra i vari progetti concreti e servizi promossi e offerti dal movimento - un elenco è nella sezione Proposte e Servizi del sito www.costozero.org -, vi è Copyzero, un modo per tutelare il diritto d'autore (copyright) e soprattutto il permesso d'autore (copyleft) a costo zero.
Il diritto d'autore (in Italia regolamentato dalla legge 22 aprile 1941, n. 633) comprende i diritti morali, cioè il diritto alla paternità e all'integrità dell'opera e il diritto al suo ritiro dal commercio, e i diritti patrimoniali, come il diritto allo sfruttamento economico dell'opera, il diritto di pubblicarla, riprodurla, distribuirla, modificarla. I diritti morali sono inalienabili, imprescrittibili e irrinunciabili, restano cioè sempre dell'autore, quelli patrimoniali possono essere anche ceduti, ad esempio a una casa editrice, in cambio di denaro. Molti, purtroppo, pensano, erroneamente, che tali diritti siano riconosciuti a un autore solo se è iscritto o se ha depositato la propria opera alla Siae, alla società italiana degli autori ed editori. Il diritto d'autore, invece, è automaticamente applicato all'opera all'atto della sua creazione senza che sia necessario eseguire alcuna formalità amministrativa, iscriversi a nessuna associazione, o ricorrere a nessun tipo di registrazione.
Chiarito questo, è ovvio che l'autore debba fornire, se vuole tutelarsi a tutti gli effetti, una prova legale della paternità dell'opera e della sua esistenza ad una data certa, specie in caso di contesa giuridica. Alcuni si rivolgono alla Siae anche per questo motivo, ma in molti casi potrebbero farne a meno. La Siae si occupa per lo più della protezione e dell'esercizio dei diritti d'autore, cioè della concessione di licenze e autorizzazioni per lo sfruttamento economico delle opere, dell'incasso dei proventi e della loro ripartizione. “ Se sei nel mercato – ci spiega Nicola A. Grossi, Presidente di Movimento Costozero - la Siae ti può servire (è una sorta di partner commerciale), se non ci sei, non è necessaria. Il fatto è che la stragrande maggioranza degli autori non è nel mercato e, in buona parte, si rivolge alla Siae. Un non iscritto alla Siae, che deposita in Siae, non vuole (e non può) ricevere compensi tramite Siae, intende solo tutelare i suoi diritti”.
Tali diritti però possono essere protetti con strumenti tecnologici e giuridici alternativi, altrettanto efficaci e meno onerosi (un elenco completo è qui: www.comune.torino.it/musicainpiemonte/consulenze.htm). Tra questi c'è appunto Copyzero, la tutela del diritto d'autore tramite apposizione di firma digitale e marca temporale.
La firma digitale, per chi non ne fosse al corrente, è l'equivalente elettronico di una tradizionale firma su carta. Ha lo stesso valore legale.* L'unica differenza è che è sempre associata a un documento informatico, al quale attribuisce informazioni che ne attestano con certezza l'integrità (cioè che il documento non è stato manomesso), l'autenticità (l'identità di chi la firma) e la non ripudiabilità (l'autore non può più disconoscere il documento firmato). La marca temporale, invece, fornisce la prova che un determinato documento esisteva già al momento della marcatura e prima di una certa data. Nella marca sono indicati data e ora, nome dell'emittente della marca e impronta del documento marcato (ossia una sequenza di numeri di lunghezza fissa che identificano univocamente il file). “Da un punto di vista tecnologico – ci spiega Grossi - la marca temporale richiede risorse tecniche maggiori. Non è un caso che apporre la marca ha un costo (0,36 euro), mentre apporre la firma no”.
Il procedimento da seguire è semplice. L'autore converte la propria opera in formato digitale, vi inserisce i dati di copyright e l'eventuale licenza ed infine la firma e la marca utilizzando una smart card, il relativo lettore e uno specifico software (in genere multi-piattaforma). Se il lettore è reperibile ovunque, in qualsiasi punto vendita abilitato, la smart card può essere ritirata presso l'Ente Certificatore, così denominato perché rilascia un “certificato digitale di sottoscrizione” nel quale è specificata l'identità del titolare della smart card, la chiave pubblica che gli è stata attribuita, il periodo di validità del certificato e i propri dati, cioè dell'Ente che ha certificato. Così facendo il titolare entra a far parte di un elenco pubblico di certificati e chiunque voglia verificare la validità del suo certificato può farlo consultando questo elenco online o richiedendo informazioni direttamente all'Ente. InfoCamere, la Società Consortile di Informatica delle Camere di Commercio Italiane, è uno dei primi e più efficienti (www.card.infocamere.it/firma/cps/manualeoperativo_PRA_2.12_I.pdf )
La firma tutela tutti i diritti, patrimoniali e morali, ed è anche conveniente dal punto di vista economico. Tutelare i propri diritti tramite Siae, infatti, costa, per ogni singolo deposito da parte di un non iscritto alla Siae, 110 euro, da corrispondere ogni 5 anni per il rinnovo. Comprare una smart card e un lettore costa molto meno, al massimo 50 euro ed è un prezzo che si paga una sola volta e per sempre (negli anni è anche destinato a calare). Per chi non volesse o non potesse comprare neanche la smart card e il lettore, c'è sempre Copyzero On-line un servizio gratuito ma riservato ai sostenitori, ossia a chi ha donato anche un solo euro all'associazione.
Il procedimento da seguire per Copyzero Online è ancora più rapido. L'opera, convertita in formato digitale, viene compressa in un archivio protetto con password (la dimensione del file non deve essere superiore ai 20 mega) e inviata direttamente a copyzero.org, insieme ad un modulo opportunamente compilato e un documento di identificazione. Nel caso in cui si tratti di un software, il file archivio dovrà contenere i sorgenti. Una volta che copyzero.org l'ha marcata temporalmente (nel caso di Copyzero Online la marca è ciò che conta veramente), l'autore potrà scaricarla dalla rete. Sempre in rete è possibile esaminare e verificare la validità dei file ottenuti (quelli firmati e marcati hanno rispettivamente estensione .p7m e .m7m), che non sarebbero altrimenti leggibili se non dotandosi dell'apposito software (www.card.infocamere.it/servizi/vericert.htm).
Copyzero favorisce soprattutto, ma non esclusivamente, il copyleft, l'open content e chi non è iscritto alla Siae (e dunque non percepisce eventuali compensi). “Ciò non significa – sottolinea Grossi - che il diritto a compenso sparisce se non ci si rivolge alla Siae. E' sempre possibile mettere in vendita le proprie opere su Internet. Inoltre, se non si tratta di un'attività professionale, ma di una vendita occasionale, e se non si è iscritti alla Siae, è possibile vendere le proprie opere senza la necessità di aprire partita iva e senza la necessità di richiedere la licenza multimediale Siae”. “Il software proprietario – ci spiega ancora - è "autotutelato" (il sorgente è invisibile e dunque non è possibile “appropriarsene” facilmente). Il software libero, invece, è per sua natura più esposto a indebite utilizzazioni del codice. Nell'open content il lavoro, spesso, è collettivo e progressivo: è opportuno tutelarlo “giorno per giorno” (questo ovviamente vale anche per il software libero)”. Copyzero non solo fortifica il copyleft contribuendo significativamente alla sua rispettabilità in tutti quei rari casi in cui versi in condizione di debolezza, ma risulta particolarmente utile anche in caso di work in progress o di opere che si sviluppano collettivamente, in quanto dà la possibilità ad ogni nuovo autore di aggiungere la propria firma a quella degli autori che l'hanno preceduto e di apporre una marca temporale nuova ad ogni nuova versione dell'opera.
Alla domanda “Copyzero può essere definita una valida alternativa alla Siae?”, Grossi risponde: “Sì, per chi non ha interesse a percepire compensi attraverso Siae. La firma digitale qualificata è uno strumento molto potente soprattutto in paesi come l'Italia. Oggi, con la firma digitale qualificata si stipulano contratti (le stesse licenze open content sono contratti, le cui clausole vessatorie necessitano della sottoscrizione: altrimenti dette clausole, come, ad esempio, la clausola di limitazione di responsabilità, sono nulle e possono comportare la nullità dell'intera licenza), domani si firmeranno petizioni on-line (una bella prospettiva di democrazia partecipativa)... molti usi, molte opportunità di progresso. Certo, sono in pochi a conoscere e a sapere usare la firma digitale qualificata. Se Copyzero è poco noto è anche perché le potenzialità della firma digitale sono poco conosciute, malgrado alcuni siti giuridici ne parlino costantemente e in profondità”.
Anche se di Copyzero si parla poco, sono già tanti quelli che se ne servono per tutelarsi: saggisti, narratori, fotografi, grafici, programmatori e soprattutto musicisti. Sono così numerose le richieste giornaliere per Copyzero Online che si è dovuto stabilire una regola: “tra una richiesta e l'altra devono intercorrere almeno 15 giorni”. Molti abbinano Copyzero alle licenze Creative Commons (http://www.scuolaonline.wide.it/Pagine/pianowork22.html), altri alle Copyzero X, le prime e uniche licenze made in Italy. Se con Copyzero tuteli l'opera con le licenze Copyzero X la liberi. Ma questo è un altro discorso e l'affronteremo nel prossimo numero.
* Le firma digitale è stata equiparata a quella tradizionale con il DPR 10 novembre 1997, n. 513. La principale legge che la disciplina è il decreto legislativo 5 marzo 2005, n. 82, che però entrerà in vigore il 1° gennaio 2006.
www.costozero.org
www.card.infocamere.it
www.siae.it "
<b>tratto da "http://www.dvara.net/HK/HK-Writes/copyzero1.asp"<b>
2."La forza rivoluzionaria della firma digitale: Copyzero e le licenze Copyzero X.
Intervista a Nicola Alcide Grossi, presidente del Movimento Costozero.
Le licenze open content: sono queste licenze il presupposto per la condivisione del sapere?
No, sono soltanto un buon modo per condividere il sapere; il presupposto per la condivisione del sapere è l'accessibilità al sapere: non stiamo parlando di uno status giuridico, ma di uno status fisico, la disponibilità materiale di un contenuto e la sua universale fruibilità. Il libro A, recante la scritta All rights reserved e in vendita nelle migliori librerie, genera più condivisione del sapere di quella che genera il libro B, recante la scritta Some rights reserved o Never right reserved e chiuso in una cassaforte. Alcuni vedono nel copyright un punto d'arrivo; per altri, invece, è soltanto un punto di partenza: ognuno ha il diritto di fare il suo viaggio, lungo o breve che sia.
Universale accessibilità a contenuti di pubblico dominio o rilasciati con licenze libere o con licenze open content: è questo uno degli elementi che dovrebbe caratterizzare la Società della Conoscenza?
Direi proprio di sì. Ma non è utilizzando una licenza libera o una licenza open content che si tutela il diritto d'autore: le licenze suddette servono soltanto a rinunciare all'esercizio esclusivo di tutti o di alcuni diritti utilizzazione economica. Senza prova legale di paternità dell'opera, qualunque licenza libera od open content può essere impunemente violata (ad esempio, un'opera derivata, che in base alla licenza open dovrebbe essere oggetto di licenza open, potrebbe essere oggetto di full-copyright). Rebus sic stantibus, occorre dare agli autori la certezza di poter tutelare i propri diritti, affinché gli autori siano ancor più attivi nel far circolare liberamente le proprie creazioni. La tutela del diritto d'autore è fondamentale: ma occorre un tipo di tutela estremamente flessibile, economico ed efficace, che ben si adatti alle esigenze del work in progress e dei lavori collettivi: per questo, noi del Movimento Costozero promuoviamo Copyzero e Copyzero on-line, la tutela del diritto d'autore attraverso l'apposizione di firma digitale e marca temporale. Inoltre, occorre informare bene le persone riguardo il diritto d'autore (ad esempio, molti credono che il diritto d'autore si acquisti con l'iscrizione alla Siae) e offrire loro chiari ed efficienti strumenti per la gestione dei diritti di utilizzazione economica; strumenti elastici, in grado di venire incontro alle esigenze più varie: tante più sono le valide alternative all'All rights reserved, tante più sono le possibilità che un autore decida di utilizzare una licenza open content. Per questo, noi del Movimento Costozero abbiamo creato un "generatore di licenze": un sistema in grado di generare più di 200.000 diverse licenze (Licenze Copyzero X). Non si tratta di varianti della stessa tipologia licenza (le licenze per software libero sono tante ma sono tutte varianti della stessa tipologia di licenza, una licenza che prevede la rinuncia all'esercizio esclusivo di tutti i diritti di utilizzazione economica: pertanto, moltiplicare il numero di licenze libere rappresenta soltanto un'inutile e controproducente proliferazione di species appartenenti allo stesso genus), ma di licenze appartenenti a tipologie diverse. Utilizzando il nostro "generatore di licenze", prende le distanze dall'All rights reserved anche chi non si accontenta di soluzioni preconfezionate e necessita di un "trattamento personalizzato", che non è possibile offrire con poche soluzioni.
Quali sono le potenzialità della firma digitale?
Per un autore utilizzare la firma digitale non significa soltanto spendere 36 centesimi di euro (costo di una marca temporale) anziché 110 euro (costo di un deposito presso la Siae), ma poter diffondere in rete, con grande tranquillità, le proprie opere. Un file firmato e marcato non è alterabile, contiene metadati esatti e non modificabili, può circolare ovunque (anche sulle reti P2P) mantenendo la sua integrità (è dunque possibile diffondere anche sulle reti P2P lo scambio legale di materiali). Sulla rete può capitare di trovare materiali full-copyright o di pubblico dominio erroneamente rilasciati con licenze open content: i metadati, se non controllati e/o verificabili, possono generare brutti equivoci. La firma digitale è poi molto utile anche in caso di utilizzo di licenze libere od open content (che sono la "barca giuridica" con cui naviga tutto il mondo Open: dal Free Software / Open Source all'Open Content all'Open Access): infatti, le clausole vessatorie (come, ad esempio, le clausole di esclusione di responsabilità) devono essere sottoposte a doppia sottoscrizione, altrimenti sono nulle; e la loro nullità comporta la nullità dell'intera licenza, se risulta che licenziante e licenziatario non avrebbero adottato la licenza senza quella parte del suo contenuto che è colpita dalla nullità.
Occorre, dunque, promuovere l'utilizzo della firma digitale forte non soltanto per la tutela del diritto d'autore ma anche per lo sviluppo di libere reti di condivisione dei contenuti: perché legalità significa libertà e non il suo contrario. Il Movimento Costozero ha aperto (anche) questa strada: speriamo di essere copiati da altre realtà. Per il momento ci rallegriamo del grande successo di Copyzero on-line."
<b>tratto da "www.scarichiamoli.org/main.php?page=interviste/grossi"<b>
20/10/2006
I . Anti-Siae
L'espressione musicale in Italia è un'attività fondamentale e centrale per la fascia adolescenziale e giovanile. I giovani suonano, da soli o in gruppo, per divertirsi, per stare insieme, per esprimersi, per creare cultura, per intraprendere un percorso che può portarli anche ad una professione e al lavoro.In Italia l'attuale normativa di legge riguardante le esibizioni dal vivo e le produzioni musicali è obsoleta, inadeguata e in contrasto con gli elementari principi costituzionali e di diritto.
Un esempio il permesso Siae: è da ritenersi anticostituzionale ai sensi degli articoli 21 e 33 della Costituzione, e illegittimo, perché la Siae richiede un permesso per effettuare spettacoli e il pagamento anticipato di eventuali diritti d'autore per esibizioni di musicisti non professionisti non iscritti che eseguono brani non depositati. Inoltre sarebbe quantomeno lecito lasciare la libertà agli autori di scegliere di farsi corrispondere o meno i diritti sui brani di propria composizione, ovvero di non istruire la pratica Siae anche in presenza di brani depositati, visto che la gran parte delle somme versate non ritorna agli autori minori ma va in gran parte nelle tasche dei soci (gli autori più ricchi) e serve sostanzialmente a mantenere la struttura amministrativa della Siae.
E' da ritenersi altresì anticostituzionale, ai sensi degli articoli 21 e 33 della Costituzione, e illegittimo, richiedere da parte dell'Enpals contributi previdenziali o agibiltà a musicisti che si esibiscono gratuitamente, non professionisti, non costituiti in società, o in esibizioni per beneficenza.
Dopo la convenzione Siae-Enpals per la riscossione dei contributi previdenziali durante gli spettacoli, tutti gli operatori del settore si stanno rendendo conto di quanta confusione, ignoranza e burocrazia esiste nel mondo dello spettacolo italiano.
Questa convenzione, legalmente e giuridicamente ineccepibile, ha semplicemente comportato un sensibile aumento nella burocrazia a carico di organizzatori e gestori di locali; una diminuzione nelle cosiddette "retribuzioni" (dei vergognosi rimborsi spese) ai musicisti dilettanti e semiprofessionisti; una diminuzione degli spettacoli. Tutto ciò è preoccupante e molto negativo, anche perché sta provocando una netta flessione di tutte le attività legate allo spettacolo: corsi, lezioni, vendita strumenti musicali, noleggio services, noleggio sale prova, ecc..
Le attuali leggi e norme in materia di spettacolo penalizzano fortemente l'attività dilettantistica e semiprofessionale, danneggiano la creatività giovanile, limitano gli spazi e le possibilità di libera espressione artistica e culturale. Nello specifico, le percentuali Iva, Siae, Enpals che insistono sulle misere retribuzioni dei musicisti sono assolutamente esorbitanti, ben sapendo che quelle persone non vedranno mai né diritti d'autore (in quanto non iscritti alla Siae) né pensione Enpals (in quanto le giornate minime di lavoro per percepirla ammontano a circa 4000 !!, 120 all'anno per 35 anni circa di contributi). La chimera della ricongiunzione dei contributi Enpals con quelli di altri enti previdenziali è ridicola: potrebbe aumentare la nostra futura pensione di qualche euro al mese, mentre oggi dobbiamo pagare il 33% sui compensi !! Quindi perché pagare se i contributi Enpals andranno solo in minima parte a formare la nostra pensione ?
E' necessario un intervento urgente e puntuale per modificare in modo sostanziale il trattamento di tutte quelle forme artistiche e culturali, che in Italia sono la netta maggioranza, che non hanno o non hanno ancora implicazioni professionali definitive, ovvero tutti quei gruppi teatrali e musicali che agiscono senza obbiettivi di professione o non ancora. Sappiamo bene quanto in Italia sia difficile mantenersi con l'attività artistica. Siamo uno dei paesi più indietro nella tutela della creatività e dell'espressione e chi vuole intraprendere una carriera nel settore dello spettacolo non è aiutato, non è supportato, non è tutelato.
La convenzione Siae-Enpals in questo caso non aiuta, anzi peggiora la situazione. Fermo restando che per chi opera a livello professionale non è cambiato assolutamente nulla, è invece cambiato molto per i giovani, i dilettanti, gli emergenti, gli indipendenti, ovvero le categorie che hanno più bisogno di aiuto e sostegno. Con questo non vogliamo costituire un albo dei gruppi emergenti o dilettanti: è una libera scelta di ogni individuo intraprendere la carriera professionale o meno. Uno stato democratico deve garantire a tutti la possibilità di esprimersi senza limiti d'età, di linguaggio, di forma artistica, anche percependo compensi che come sappiamo bene sono una minima e misera consolazione per chi invece contribuisce nel suo piccolo ad elevare il livello culturale ed artistico del nostro paese.
Tratto da "www.comune.torino.it/musicainpiemonte/proposte.htm"
14/10/2006
poltiglie gialle
Il demo-album è quindi pronto e suona bene.Sono riuscito a comporre e registrare,grazie all'aiuto dei miei amici,musiche di cui posso essere orgoglioso.L'unica cosa di cui mi cruccio sono le voci.Non è un caso se in ogni gruppo che ho avuto non ho cantato oppure avrei preferito non cantare.Purtroppo,visto come si sono messe le cose,credo che sia inevitabile che io cominci a fare musica da solo per essere completamente indipendente.Quindi,anche se potrei mettermi a comporre musica strumentale,dovrò e vorrò anche cantare visto che scrivo testi.Quindi dovrò inevitabilmente prendere lezioni,cosa che ho fatto solo per un breve periodo di tempo in passato.Per quanto riguarda il demo,per ora cercherò di perfezionare al meglio le voci così le registrerò di nuovo e lascerò il progetto congelato per un pò.Però esporrò a breve su MySpace quei pezzi che non hanno bisogno di essere perfezionati,così potrò rendere nota una parte del lavoro.Pensare che per 'sta roba ho lavorato 3 mesi giorno e notte,soprattutto per studiare hard disk recording,Cubase e per comporre nuove parti degli strumenti.E tutto in maniera anarchica e punk,seppur non totalmente.Spesso rifletto sulla contrapposizione tra chi ha scelto una strada accademica per diventare un musicista professionista con una solidissima preparazione e chi invece ha optato per la strada e basta,e non per hobby.Quante ragioni che potrebbero essere analizzate dietro a queste scelte.La contrapposizione tra il rock e le sue ramificazioni,molte delle quali non possono più nemmeno essere considerate rock,ritenuta musica "leggera" e popolare con una sfumatura di spregio,e la musica "colta".E poi il rock accademico contro l'indie.Cosa cambia?La tecnica,la complessità,la ricerca?I vincoli dell'accademia contro la libertà anarchica?Esigenze di lavoro?La possibilità di fare meglio o peggio cover?La passione?Perché sempre arrivo a preferire infinitamente un selvaggio,folle ed assolutamente incompetente Daniel Johnston ai musicisti pluridiplomati della Staff?Daniel Johnston non sa cantare,sa suonare a malapena,è registrato da cani eppure mi sembra un genio in confronto agli sterili barocchismi patinati dei musicisti della Staff.Mi domando se qualcuno di loro potrebbe mai arrivare a comprenderlo.Meg White è sicuramente un'artista, pur non sapendo fare altro che quattro misere cose con la batteria.E' riuscita ad elaborare la sua impreparazione in una nuova tecnica personalissima ed originale,sostanzialmente inimitabile e subito riconoscibile,al contrario di multi musicisti accademici sfornati pressoché con lo stampino.Sembra quindi che chiunque possa essere un musicista anche sapendo fare due cazzate,ma non è così.Un risultato del genere è una miscela di talento innato e sensibilità,innata e coltivata,che diventa unica e non è da tutti.Jimy Hendrix poteva benissimo fare a meno di leggere le note e di studiare,ed infatti era un chitarrista sporchissimo ed assolutamente anarchico.Pochi si accorgono che molte scuole di musica,scegliendolo per propria immagine promozionale,cadono in un controsenso perché Hendrix è di quanto meno scolastico possa esserci.Non si può insegnare,così come nessuno potrà mai cantare come Kurt Cobain né studiando,né mettendosi ad urlare come un folle come faceva lui.In definitiva non penso per nulla che l'accademia sia unicamente omologante e sterile d'idee,ma magari favorisce questo processo(non per questo il punkabbestia è meno omologato,anzi).Inoltre non penso assolutamente che esista o debba esistere una dicotomia netta tra accademia e spontaneità pura e grezza.Sono due mondi così diversi e con fini talmenti distanti che nessuno dei due dovrebbe permettersi di giudicare l'altro,quindi tantomeno io con quello che ho detto fin qui.Prendetela solo come una cosa di gusti personali,non come un dogma da osannare o da respingere come diabolica eresia.Ma nonostante questa diversità,credo che i due mondi siano compenetrabili e possano contribuire a vicenda a forgiare grande arte.Il talento esiste e questo non si può mettere in discussione,e tra gli individui più dotati vi sono gli Hendrix ed i Cobain che hanno saputo trasformare la loro ignoranza in qualcosa di assolutamente nuovo,potente ed irripetibile,in una "tecnica della non tecnica".Se avessero studiato chissà cosa sarebbe uscito fuori,magari capolavori diversi o magari proprio nulla.Ma è un discorso idiota da fare,non si può neanche pensare perché certi artisti non sono scindibili dal loro contesto.Sicuramente una distinzione tra musica "popolare" e musica "colta" ,con le valenze che spesso si attribuiscono a questi termini, è idiota e settaria,e chi la propone è idiota e settario.Diverso sarebbe parlare di musica commerciale e mainstream,e di quanto l'indie sia mainstream e viceversa,di come l'accademismo possa essere di nicchia o commerciale.Ma questo è un altro argomento che richiederebbe di essere approfondito in un'altra discussione che hic et nunc sarebbe fuori luogo,come sanno ben dire gli eminenti accademici ,stavolta universitari, nei loro libroni eloquenti e scientifici.Penso fermamente che crescere con un animo veramente punk ed ascoltare e capire Beethoven e Stravinskij sarebbe la migliore delle formazione,ed un'opera artistica non dovrebbe mai subire le pressioni del lavoro e dell'esigenza di guadagnarsi la pagnotta per poter essere libera di non uniformarsi a quello che fa guadagnare soldi.E quindi qui si potrebbe tirar giù un altro enorme discorso sul valore dell'indipendenza,se e dove può esistere,se un hobby debba essere considerato tale anche quando costituisce ben altro di più anche se non ci si guadagna per scelta una lira.E' tutto un casino ed io fondamentalmente sono un ragazzo punk,fiero della sua "formazione" indie improponibile in qualsiasi curriculum, che non appare così esteriormente,fuori dai calderoni omologati dell'"alternativo" (o almeno così credo ma potrei sbagliarmi -chi ha la mente veramente manipolata si crede libero),con una discreta cultura classica in senso generale,con una curiosità abnorme costruttiva ed allo stesso tempo distruttiva e nociva per lui,che ammira Pasolini e che vorrebbe esprimersi facendo urlare il suo Shredmaster con un inimitabile slancio punk pur accostandosi,sbirciando e magari studiando,all'accademismo.Per ora sono una formica egocentrica, insignificante,inutile e piena di irrilevante auto-gloria.E ringrazio voi miei due o tre lettori,e non faccio irionia idiota alla Manzoni anche se amo queste citazioni erudite troppo pedanti e boriose ma anche cazzone.Mi sento tanto bene,stoico ed in sintonia con le leggi perfette del cosmo come quella poltiglia gialla informe e non identificabile che si abbandona scomposta là sul pavimento.E badate ancora,non è sarcasmo.di FormicaLogorroica at 01:26:00
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10/10/2006
Cose Inutili
Sono passati esattamente tre mesi da quando ho iniziato a lavorare al disco ed ora posso dire con una certa sicurezza di essere prossimo alla conclusione dei lavori.Questo non vuol dire che lo diffonderò a brevissimo(ci sono ancora da sbrigare burocrazie della SIAE,pensare all'artwork,trovare qualcuno che faccia il master...),ma spero a breve.Questa estate è sparita come un soffio, non sono quasi mai uscito dal mio casale dove giorno e notte componevo ogni singolo strumento,registravo e studiavo la complessa,per me,parte tecnica della faccenda.In più ci sono stati due esami non proprio facili che mi hanno catturato ed i previdibilissimi imprevisti rompicoglioni di ogni sorta che fanno perdere un mucchio di tempo.Sono andato solo una volta al mare,a Tarquinia.Pazienza,vorrà dire che ci tornerò questo inverno.Sono nella fase finale dei missaggi,ovvero l'incasinatissimo cocktail dei suoni così difficile da preparare soprattutto se non si dispone di un buon shacker.Dopo tre prove(la prima abbastanza schifida,la seconda un pò meglio e l'ultima soddisfacente)ho trovato un equilibrio che,se non è il definitivo,poco ci manca.Avrei bisogno di un pò di pareri di orecchie vergini al progetto,visto che le mie stanno chiedendo asilo politico altrove.Dopodiché,sarò costretto a trovare un cristianetto professionista che possa dare un'ultima e decisiva shackerata al tutto nel suo studio(vero),tramite la delicata operazione chiamata master.Insomma,alla fine è solo un piccolo e minuscolo dischetto amatoriale di 35 minuti ma credo di averci messo parecchio di me dentro in termini di energia,idee e pazienza(nonché risorse economiche che,seppur esigue,sono state un enorme sforzo per me).Devo ringraziare soprattutto Massimiliano,che ha arrangiato e suonato la maggiorparte delle batterie,Matteo-che ha composto e suonato splendidamente il suo piano-le voci di Livia ed il supporto e la presenza del Tedesko e di Daniele.Senza di loro questa piccola raccolta di musiche non sarebbe stata possibile,o comunque sarebbe stata immensamente più ardua.Tendenzialmente è un disco cupo,dagli squarci crepuscolari e malinconici.Di una malinconia talmente trita e rmasticata da essere bella,credo("fragranza logoro-dolce,che sfocia in nausea").Sono stato talmente preso dal lato compositivo e tecnico della questione che non riesco più ad afferrare a pieno il significato dei testi.E' come se mi fossi estraniato da loro e fossi entrato nelle musiche,nei riff,nei clip e nella barra di Cubase, e dovessi sforzarmi di interpretarli come se quella voce sbilenca cantasse cose di qualcun altro.Però ci sono dele aperture di speranza che assomigliano al cielo sereno di questi giorni ed ai meravigliosi pleniluni d'argento,e devono essere frammenti della fiducia in me che piano piano ho recuperato durante il faticoso percorso creativo di questa estate.Per la prima volta dopo un sacco di tempo mi sento pacificato e pacifico come i suddetti plenluni che mi hanno accompagnato,nel cuore della notte,prima dell'alba in una campagna onirica ed irreale.Anche pochi giorni fa,sono tornato a casa percorrendo la solita strada che costeggia gli oliveti e la valle,alle 3 della mattina,senza nemmeno accendere i fari;la grande luce lunare faceva spiccare ogni singola cosa meglio del giorno più assolato,e più morbida e soave.Questi scenari hanno contribuito,ma il materiale che compone il cuore del disco risale a qualche tempo fa e a situazioni del tutto differenti,anche se temi di fondo urlano eterne paranoie esistenziali.Sono sicuro che nessuno ci capirà un cazzo e,se ciò susciterà uno o due pensieri o meglio ancora un dibattito,vorrà dire che l'opera avrà svolto il suo compito,pur essendo solo una vibrazione dell'aria del tutto inutile."Ma chi ha fatto una cosa inutile può essere scusato solo se egli la ammira enormemente.Tutta l'arte è completamente inutile (Oscar Wilde)".Con questo non voglio far assurgere le mie inutili creazioni allo status di opere d'arte,ma io le ammiro enormemente.di FormicaLogorroica at 00:29:00
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