31/08/2006

La valle e le Note

Se sopravvivo a Cubase,questo lavoro finirà.Ho cominciato le chitarre,sono alla seconda canzone("Il principio del cerchio",dopo "Crisalide"),sono riuscito a non dare troppo fuori di testa(per ora).Cubase è un trappolone.Nel momento in cui ti senti più carico,ispirato e pronto ad affrontare l'ennesima sessione di registrazione,ecco che ti tira fuori l'errore apocalittico che non ti aspettavi.Si sbloccherà,forse,a forza di smadonnamenti.Quando succede,la campagna mi accoglie per calmarmi gettando luce e tranquillità sulle nuvole nere che si affollano sopra la mia testa.Altre volte invece(spesso in questa estate)le nuvole nere mi sono piombate addosso letteralmente,isolandomi in diluvi universali,uragani e saette di Zeus che mandavano in palla tutta la strumentazione e pomeriggi sani.Però poi rimanevo a guardare la tempesta  infuriare funesta da dentro il casale,al sicuro,con spirito di ammirazione Romantico.Gli ulivi frustati dalle sferze di vento,la grandine sbocconcellare rovinosamente le viti,i gatti fuggire nel primo anfratto disponibile,le colombe una vicina all'altra  a proteggersi,sotto la tettoia.Ed io che colmo di Sublime smadonnavo ancora come il bacarozzo che intrappolato nel lavatore stava per affogare,colpito da un diluvio punitivo forse per aver rotolato palle di merda con troppa licenziosità.Ma poi per fortuna l'estate si riappropriava quasi subito del dominio dei cieli scacciando la metereologica esplosione terroristica.
E poi le radio e i fantasmi.Durante la mattina e nel primo pomeriggio non si può registrare perché qualcuno o qualcosa trasmette onde radio che entrano prepotentemente in casse e amplificatori.Di notte invece,i medesimi esplodono in vere e proprie urla antropomorfe elettromagnetiche, improvvise.Ed è il momento in cui nella valle si aggirano i fantasmi:gli Etruschi delle ceneri dei pozzetti scavati nel tufo,le pecore a cui appartennero i teschi che si trovano sparsi qua e là,una donna vestita di rosso,i contadini che lavorarono questa campagna,i cani che sorvegliarono le terrazze della valle.L'ultimo cane è morto pochi giorni fa,quattro anni dopo il padrone.Alla morte di  questo,il cane(anzi la cagna) che sorvegliava la sua terra confinante col casale rimase orfana.Se ne occupò mio zio,mentre la terra confinante andava di giorno in giorno diventando regno delle sterpaglie selvagge,abbandonata come la povera cagna dal menefreghismo del figlio del padrone.La cagna se ne stava là,vicino alla baracca,tozza e robusta,vivace e giocosa.La andavo a trovare spesso  e ci portavo il mio cane a socializzare.Poi qualche giorno fa,mentre Massimiliano stava finendo di registrare le batterie,la troviamo distesa rigida,immobile,con gli occhi socchiusi,in una quiete serena.Era coperta di mosche.Era un pò che stava così.Mio zio se ne era accorto prima di noi e aveva avvertito il figlio del padrone, che aveva detto che sarebbe venuto a seppelirla.Ma il giorno dopo lei era ancora là,così chiamammo mio zio e la seppellimo noi.Una fossa scavata con due zappe e una vanga,un pò di calce intorno al cadavere.Fu un momento molto triste.La cagna era anziana,ma mio zio sospetta i bocconi avvelenati che i pastori a valle mettono per "salvaguardare" le pecore dai grossi cani randagi e da altre bestie.E come ogni arma intelligente i bocconi sono un flagello per i temibili nemici randagi come per la stragrande maggiornaza di innocenti cani del circondario.Anni fa morì così Ettore,un cucciolo di Spinone allegrissimo del Piombino.Tornammo a suonare pesando che ogni tamburo della batteria fosse la testa di un pastore.
di FormicaLogorroica at 02:50:00 Commenta:

27/08/2006

GIRA LA GIRANDOLA

Ah,che turbine vorticoso di gira la girandola gira la girandola gira la girandola gira la girandola gira la girandola gira la girandola
coloriodorisuonisensazioniemozionistanchezzegioedelusioniupdownupdownupdownupdownupupupupupupupupupdowndown
downdowndowndowndowndowndown...avranno vinto in numero gli up o i down?Non li ho contati,se li contassi il mio inconscio mi parlerebbe delle mie tendenze all'ottimismo o al pessimiso o al neutralismo o all'altalenismo o a qualsiasi altra cosa finisce col suffisso -ismo.Il mondo fa schifo ma è pieno di boschi di piogge miste a sole di coni vulcanici riempiti d'acqua di baite di buon cibo di gente che si vuole bene di automobili intelligenti di buon spirito di spiriti buoni di amici fighissimi di abbracci continentali di chitarre di cravattone pacchiane di feste di dischi di risate di chiacchiere fregnacciose e brillanti di libri di teorie sui buchi neri...e quindi di cose belle.
di FormicaLogorroica at 01:44:00 Commenta:

08/08/2006

Saltatempo, Stefano Benni

Mi trovavo quasi per caso ad Ostia e mi sono imbattuto in una bancarella di libri.Avevo qualche spiccio in tasca ed una vasta scelta tra i vari "Universale Economica Feltrinelli" ed i cari vecchi tascabili  Newton "100 pagine 1000 lire" mai venduti,malmessi già nell'inviolato imballo di plastica trasparente.Tra i vari tomi di Storia Romana e Storia della Musica che mi hanno stretto nella loro morsa universitaria necessitavo di qualcosa di scorrevole,divertente ma allo stesso tempo sarcastico e denso,in pratica Stefano Benni.La mia scelta,pur tra i molti titoli più blasonati dello scrittore che ancora non avevo letto, è caduta chissà perché su questo "Saltatempo".L'ho divorato avidamente in qualcosa come quattro giorni.Credo di non aver letto nell'ultimo anno un libro ed una storia che mi abbia più colpito,emozionato ed appassionato di questa.Anzi,credo che questo ensemble di fogli e file di inchiostro con copertina dagli accesi colori pastello mi abbia lasciato qualcosa di più ed in maniera particolare tra i migliori libri che abbia mai letto.Mi ha come rianimato da un semi letargo.Un romanzo di formazione,se vogliamo chiamarlo così,dove incontriamo per la prima volta il protagonista bambino,Lupetto,che scarpagna come si fa da noi giù da una collina del suo minuscolo paesino Italiano degli anni '50, verso le classiche scuole elementari dipinte di giallo-vomito dedicate alla memoria di qualche non meglio identificato "caduto".Sul poggetto,immerso in una natura idilliaca dipinta di colori intensi,vivi e fibeschi,incontra una divinità(pagana?)altissima,immersa in una nuvola porporina e con al seguito un cane vecchissssimo ,impegnata in un grande cagatone(!) e che gli donerà un orologio interno (un orobilogio) che gli permetterà di vedere squarci e flash di futuro.Da qui il soprannome di Saltatempo.Inizierà il racconto in prima persona della vita di Saltatempo a partire dal piccolo paesino,dai giochi con gli amici,dai personaggi del paese,fino alle soglie della sua maturità nella Città dove studia e si diploma,intrecciando il suo microcosmo e le sue vicende affetive ed emozionali ed esperienze con il macrocosmo dei grandi cambiamenti del periodo,il boom economico,il capitalismo spietato che invade e turba irrimedibilmente anche la serenità dei piccolo borghi,gli stravolgimenti politico-culturali del 68 fino a rievocare fortemente la strage di Piazza Fontana.Figlio di un falegname comunista (e alcolista), vedovo e zoppo di tagliola,Saltatempo cresce in questo piccolo borgo popolato di personaggi autentici,talmente ricchi di calore umano che una volta finito il romanzo ne ho sentito nostalgia.Lì ha i suoi rifugi,dove un contatto vero con la natura è ancora possibile,i suoi amici d'infanzia,l'affetto dei paesani(ognuno di essi una pennellata viva),le creature del mondo immaginario che riesce a far vivere e vedere che gli recano consiglio,aiuto ma anche problemi...lì incontra i primi nemici,un sindaco reazionario ed affarista senza scrupoli circondato da crudeli sgherri e viscidi leccapiedi,e vivrà di persona o vedrà con l'orobilogio quello che sarà nel suo piccolo mondo:il paese cementificato,l'usura,l'avidità,la spersonalizzazione dell'identità del borgo,la droga,il tradimento di alcuni amici.Fino ad arrivare alla Città:il liceo,le nuove amicizie e i primi approcci erotici,l'attivismo-anarchismo politico,i sogni,le difficoltà,la tenacia,l'amore perso ritrovato e riperso(...),il '68 che dal corso della storia si insinua e contribuisce a plasmare una piccola vita ed ogni rapporto umano fin nel profondo e gli squarci d'orobilogio che mostreranno un'era di TV generalista e di rincoglionimento di massa,di Emilio Fede e di ferie a consumo programmato.Il tutto raccontato con un'ironia esilarante sapientemente alternata a momenti di drammaticità che mi hanno steso fin quasi alle lacrime,un flusso di vita enorme capace,sono sicuro, di rivitalizzare anche uno dei moderni zombie televisivi uccisi e sterilizzati da bombardamenti di pixel.Ed un linguaggio,immagini e fantasticherie che definire pirotecniche e mirabolanti è poco.Profondo,istruttivo,commovente,spassoso,esilarante,figo,bello.
Tanti paralleli tra Vetralla e quel paese,tra le vicende raccontate dai miei nonni e i miei genitori,tra le mie dolcissime e amare esperienze di vita,ma anche tantissime differenze e la consapevolezza di aver vissuto e vivere anni perolpiù spenti,per esistenze tendenzialmente omogenizzate e a tensione vitale bassa,gli anni dello squarcio d'orobilogio e dell'era della comunicazione globale nella generale incomunicabilità.Dov'è finita quell'umanità??Perché cazzo siamo sempre e SOLO qua davanti a questi pixel televisivo/telematici con le occhiaie perenni a vent'anni a cercare di fare amicizie solo su myspace?
I nostri canali comunicativi per fortuna sono enormemente più potenti,ma in generale abbiamo perso la cosa più importante,e cioè i contenuti.
Vado al fontanile di Monte Fogliano/vasca di Monte Mario in mezzo al bosco a parlare con qualche gnomo candido o forse nero,Boleto.
di FormicaLogorroica at 17:08:00 1 Commento