16/06/2006

CALIGOLA,Albert Camus

Ho appena finito di leggere Caligola di Albert Camus,nella versione del 1941.E' impregnato di nihilismo e gronda disperazione,solitudine,dolore.Dolore del non-senso e crudelle connubio tra potere ed assurdo in tutta la sua logicità.La versione successiva fu corretta per non far comparire eventuali attenuazioni di condanna  all'inevitabile confronto  della follia di Caligola con quella di Hitler.Ciò era naturale.Nel suo senso più niciano Caligola arriva a negare gli dei ma anche gli uomini diventando una belva cinica,spietata e crudele ma costringendosi così all'autodistruzione,facendo entrare l'assurdo e la follia nelle logiche delle stupide ed ipocrite sovrastrutture del consorzio civile e dei suoi valori vuoti,così necessari però alla sopravvivenza reciproca.Reciterà la sua parte di imperatore con questa sanguinaria assurdità fino alla fine,però intimamente ferito,in cerca della libertà oltre la mediocrità della condizione comune e della verità che non esiste alcuna verità,fino alla congiura che ne determinerà la morte ma non la fine della sua maschera ("Caligola è ancora vivo").Il dolore per la morte di Drusilla,la sorella-amante,la scoperta dell'imperfezione del mondo,del vuoto dietro ogni cosa,dell'insensatezza dello stesso dolore che passa come tutto lo condurranno alla sua lucida follia.
Tutti questi dittatori del relativismo a cui mi abbandono mi stanno deviando,potrebbe dirmi il Papa.Meglio allora la facile consolazione degli assoluti propinateci o questa travagliata e dolorosa,ma umana,ricerca dell'entità della nostra condizione,in cui muoviamo i piedi dove non c'è terreno?Alla fine tutto è umano e tutto è da capire,finchè qualcuno non abusa della fragilità di chi gli sta accanto,fino al punto che le religioni possano abusare da secoli delle fragilità di milioni di persone.
di FormicaLogorroica at 13:41:00 4 Commenti